
In questo mese si comincia la potatura invernale.
Si possono potare i principali alberi da frutto come cotogni,peri e meli , ma soprattutto è il momento di potare le viti.
Una volta i contadini potavano per primi i rami sottili e flessibili dei salici ,che servivano poi a legare i tralci delle viti.
I rami potati dalle piantate, detti in dialetto romagnolo “i sarmòint”,poi venivano raccolti e legati in fascine che servivano durante tutto l’anno ad accendere il fuoco per scaldare il forno per cuocere il pane.
Durante il dominio della luna di gennaio non si guarda se cresca o scemi, mentre per le altre lune è meglio potare in luna calante, così dicevano i nonni…..
Secondo un’antica tradizione campagnola,un giorno favorevole e beneaugurante per potare le viti è il giorno della Conversione di San Paolo, il 25 gennaio, chiamato San Paolo dei segni per la sua valenza simbolica.
Secondo un vecchio proverbio: Lona di gràp ad znèr, lona di garavèl ad febrèr” ( luna dei grappoli a gennaio, luna dei racimoli a febbraio), inoltre si credeva che non producessero uva le viti potate nei giorni con la “erre”e quelle potate negli ultimi tre giorni di febbraio e nei primi tre giorni di marzo.
Un altro proverbio sulla potatura delle viti recita: Fàm purèta, at farò rech”, cioè ,dice la vite al contadino, fammi povera ,(di rami), ti farò ricco (di uva).
0 commenti:
Posta un commento