martedì 16 febbraio 2010

Post scriptum

Una piccola aggiunta: poichè da domani inizia la Quaresima, e per quaranta giorni si dovrà essere sobri e mangiare "di magro" e non bere vino, il blog ci consolerà parlandoci, senza mangiarlo però, delle delicatezze del maiale. Come lo supponete l'artefice di queste buone e belle "maialate" sarà il marchigiano di turno, cioé, come dice la parola stessa, "francodaosimo" ( che, se non lo sapete, Osimo é proprio nel centro delleMarche- o quasi-). GBM

Martedì grasso

Nel tentativo di cancellare questo titolo di cui mancava il pezzo, che forse in qualce prova di salvataggio malriuscito ho perso, ho per errore cancellato 7 commenti che erano agganciati, e per questo mi scuso con tutti, in particolare Filippo, Massimo jr, Massimo e Luciano.

domenica 14 febbraio 2010

ringraziamento

Il Blog continua con l' arrivo di nuovi ed importanti soci e sostenitori che egregiamente ci aiuteranno con il loro apporto, critiche, novità, commenti, o qualaltro di utile e bello. Grazie moltissimo, dunque, a CLAUDIO ( che arriva qui dal paese ove nacque, indimenticato, il grande G. Villa e ci ha già inviato un bel commento ) e poi a CARLO ( che abita, nientemeno, che ad Ancona ), a LUCIANO ( che lui,invece,sta nelle zone collinari del cesenate). Un grazie,ancora, al silente Pamachatu, che ancora non si è riusciti ad identificare, ma...che importa...purchè riusciamo a conoscerlo ,oltre alla sua simpatica adesione,anche attraverso a qualche suo necessarissimo intervento. E poi un diverso grazie alla coautrice Giovanna,abilissima conduttrice e informatissima folclorista, e, oltre che a Massimo, anche a Franco, che è comparso solo adesso,ma che appare pieno di..pepe,da cui,poi, ci aspettiamo molto di sapido ancora. Un caro abbraccio a tutti insieme, ed a risentirci. Grazia

sabato 13 febbraio 2010

FEBBRAIO E IL CARNEVALE


“Febrèr scutignòus,chèurt e capriciòus”, (febbraio tignoso, corto e capriccioso ),”Fèbrajul febrajet, curtignul e maledet”, “ se febrèr un fabrarèza(non fa breccia) maèrz e pensa maèl”.
Sono proverbi che la dicono tutta sulla fama di questo mese , che a volte è il più duro dell’inverno, malgrado sia il più corto.
E l’inverno una volta era tempo di stenti, di fame e di malattie e non si vedeva l’ora che finisse.
Uno spiraglio di ottimismo lo troviamo il 14 : “per S. Valentino, fiorisce lo spino” o “S. Valentin, la lodla la fa e nidìn”, ma subito qualche spirito realista ammonisce: “S. Mattia, la neve per la via”.
Questo mese, però, è favorevole alla semina di alcune piante da foraggio, tanto che: “chi vuole un buon erbaio, lo semini a febbraio” , mentre “ pioggia di febbraio, empie il granaio”.
Questo mese così incerto ha una nota positiva nel Carnevale,festa pagana per eccellenza, che la Chiesa , non essendo riuscita ad estirpare, ha tollerato cercando di limitarne gli eccessi.
In un “avviso al popolo “ del 1931 il parroco di Gatteo così si rivolge ai fedeli : si fa obbligo di non partecipare ai balli pubblici e si raccomanda moderazione nel divertimento, temperanza nel vino e modestia nel vestire.Difficile credere che tutti i suoi parrocchiani abbiano ubbidito…..
Per carnevale tutti vogliono divertirsi, si va a trebbo , si gioca e ci si diverte in tutte le case , specialmente dove ci sono dei giovani o delle ragazze da marito.
Anche i più poveri facevano mangiate grasse con piadina fritta, salsiccia e carne di maiale . Preparavano dolci semplici e poveri come le cantarelle e le castagnole e vino cotto (brulè) e si riunivano nelle cucine o nelle stalle in compagnia a scherzare, ballare e a giocare a carte.
Insomma il carnevale è sempre stato un periodo di confusione voluta e a volte trasgressiva , per togliersi sfizi mai concessi durante l’anno per toppa povertà, oppure per prendersi qualche rivincita sulle autorità. In fondo , come dice il proverbio : “ Carnevale viene solo una volta all’anno!”
Ad ogni modo ogni località aveva le sue usanze ,i suoi dolci e le sue tradizioni .
C’era chi si mascherava con indumenti rimediati , chi ballava nelle piazze e nelle aie intorno ai fuochi e chi, come a S. Pancrazio , nel comune di Russi , organizzava dei gran veglioni : negli anni
“20, durante il carnevale ne erano previsti tre consecutivi : le danze iniziavano alle 15 del pomeriggio e finivano alle due della mattina dopo.
Buon Carnevale a tutti, allora , e saluti da Giovanna.

domenica 7 febbraio 2010

SANTA APOLLONIA vergine e martire


Saluti a tutti, oggi parliamo di Santa Apollonia.

Santa Apollonia si festeggia il 9 febbraio , e nonostante non si sappia quasi nulla sulla sua vita, e la Chiesa non le dia gran riconoscimento , il suo culto ha sempre trovato largo consenso popolare.

Apollonia nasce ad Alessandria D’Egitto alla fine del secondo secolo e qui conduce vita esemplare facendo opere di carità all’interno della locale comunità cristiana.

Quando nella città vi fu una persecuzione contro i cristiani, venne percossa e perse i denti, o, secondo la tradizione, le vennero estirpati con delle tenaglie.

Poi venne acceso un fuoco e fu minacciata di bruciarla viva se non avesse pronunciato parole empie contro la religione cristiana, ma riuscì a liberarsi e si gettò nel rogo di sua volontà per non dover tradire la propria fede.

Il suo culto si estese prima in Oriente e poi in Occidente , e viene raffigurata con la palma del martirio e con la tenaglia usata dagli aguzzini per strapparle i denti.

Per questo, S. A pollonia, è riconosciuta come protettrice dei dentisti e invocata contro le malattie dei denti e della bocca.

Viene festeggiata a Catania , Cantù , Camponogara , Ariccia , e, vicino a noi, a Bellaria , dove già dall’inizio del secolo scorso si teneva una Fiera molto conosciuta in tutto il circondario.

Infatti, alla Messa Solenne in onore della Santa, partecipava molta gente dei paesi vicini.

Si facevano sfilate di ragazze in costumi ornati di pizzi e a questo proposito un detto popolare ricordava che “ Chi vuol vedere le belle ragazze di Bellaria , alla festa di Santa Apollonia deve andare “.

Poi si tenevano balli e veglioni , mescolando come sempre sacro e profano, dato che la Festa di

Santa Apollonia coincideva con i giorni del Carnevale, la festa più trasgressiva e accattivante dell’anno , che faceva dimenticare il freddo , la fame e gli stenti dell’inverno.

A presto . Giovanna.


sabato 6 febbraio 2010

Aspettando Santa Apollonia.....


Un saluto agli amici del blog da Giovanna.
In attesa del ritorno di Grazia, e di parlare un pò della festa di Santa Apollonia , vorrei tornare alle nevicate di queste settimane.
Quest'anno ne abbiamo avute di copiose, come non se ne vedevano da tempo.
Una volta, invece, la neve era una normale conseguenza dell'inverno e non creava tanti disagi come ora, che siamo tutti auto-dipendenti ....
Nelle campagne i lavori erano fermi , i contadini si chiudevano in casa, nelle stalle, al caldo del fiato delle bestie e passavano le giornate a fare cesti ,attrezzi o riparazioni.
In quanto alle donne, lavoro ce n'era sempre :cucire ,tessere, filare , rammendare...
Anche in paese non ci si lamentava più di tanto, gli uomini liberavano il passaggio davanti a casa e a piedi si andava dappertutto.
A proposito di neve, e per dire come un tempo si era contenti di poco, c'era l'usanza di raccoglierla e pressarla nei bicchieri e di aggiungervi chi vino , chi sapa o savour e gustarla come vera goloseria.
La nevicata più famosa rimane quella del 1929, conosciuto da allora in poi come "l'anno del nevone".
Il 9 febbraio cominciò a nevicare e durò ininterrottamente per diversi giorni.
La neve paralizzò tutto e si racconta che in certi punti il vento creò ammassi di oltre due metri, tanto che furono scavate addirittura delle gallerie per permettere alla gente di uscire di casa.
In certi punti la neve si sciolse solo a maggio e sembra che in quell'anno la produzione di grano sia stata eccezionale.
Nevicate così non si sono più viste dalle nostre parti, anche se ve ne furono notevoli nel 1940 , per Natale; nel 1942 ; nel dicembre 1946 ; nel gennaio- febbraio 1956 e nel 1960 con 40 cm. di neve che a causa del gran freddo rimase intatta a lungo.
Noi , quest'anno di neve ne abbiamo avuta, e speriamo che "febbraietto , corto e maledetto " ci risparmi la sua parte....
Un saluto a tutti. Giovanna.

mercoledì 3 febbraio 2010

San Biagio l'Armeno

Vescovo di Sebaste ove era nato verso la fine del 200. Era medico e taumaturgo, e dopo la sua conversione fece molti miracoli. Ricordiamo, ad esempio, quello della madre che gli portò il figlio morente. Il bimbo,mentre stava mangiando, si sentì soffocare da una lisca di pesce confittagli nella gola, e San Biagio lo salvò. Infatti una volta il 3 di Febbraio nel Reparto otorino degli Ospedali Civili si faceva festa per onorarlo. A Roma per tradizione il Santo era anche protettore degli Osti, ma questo perchè la loro Confraternita aveva sede presso la Chiesa di San Biagio.
Cari amici, ci sarebbero altri racconti, ma li lasciamo in sospeso per una prossima puntata, dal momento che il GG Blog ha bisogno di un attimo di vacanza a....Cortina - dicono i lettori-. No! bensì in giro per MOSTRE, e ciò per potere poi darvene contezza...ovvero potervi riferire tutto. Salutissimi e a prersto. G.and G.

martedì 2 febbraio 2010

Prima del giorno di san Biagio

Carissimi amici - collaboratori, grazie per i vostri importanti,utilissimi interventi, e ,ancora, grazie per essere entrati nel G.G.Blog.Ora abbiamo tra noi,venuto proprio il giorno della Candelora, nientemeno che un chirurgo vascolare,che, siccome la festa di domani è per San Biagio potremmo dirlo amico e collaboratore del grande medico del IV secolo, Biagio da Sebaste.Di San Biagio si parlerà domani, ma intanto io vi ho chiamati all'appello per comunicare,a chi può esserne interessato ( ed io spero siano parecchi perchè la notizia vale) di andare domani pomeriggio, circa verso le 17, a Forlì, lungo la via Emilia,verso Faenza,in Via Bologna, presso la Fondazione ZOLI, ove ci sarà l'inaugurazione di una mostra sui pittori romagnoli dal '900 ai nostri giorni. Come cornice ci sarà un poeta che reciterà poesie in dialetto ed alla fine da bere vino in abbondanza.( Ingresso libero). Chi non potrà andare (come me ) potrà divertirsi a leggere qui nel blog la poesia in dialetto del bravo Massimo. Salutissimi.