domenica 7 marzo 2010
Franco é tornato.
Franco é tornato con noi e non c'é stato bisogno di pagare alcun riscatto : pare, a quel che ha detto appena liberato, che essendosi messo a raccontare tutto sulla campagna di una volta i pirati, e soprattutto le piratesse, non vedevano l'ora di dargli la mola. Almeno é quanto ha riferito all'atto della liberazione ed ora dobbiamo di nuovo sopportarlo con tutte le sue storie e storielle su la campagna delle Marche.
venerdì 5 marzo 2010
giovedì 4 marzo 2010
Le Bizze di Marzo
Cari Amici, avete visto le bizze di Marzo! Come quelle di un bambinetto viziato e capriccioso. E sì che il primo giorno aveva iniziato bene, con quel bel sole di prima mattina! Ma non dimentichiamo che, in fondo, si tratta solo del terzo mese dell'Annata, quindi è ancora giovane ed allegro,vivacissimo e birichino. Ora,però, con l'attuale tempaccio, non possiamo pensare alle campagnole che andavano subito scalze per i campi. Naturalmente,come ben precisa Giovanna, tutti in campagna abbandonavano gli zoccoloni e, finalmente liberi, andavano a piedi nudi. Però entrando nel centro del Paese,il giorno del Mercato, o a Messa,o alla Scuola,le scarpe,portandosele dietro in un canestro,pur con tanta fatica bisognava pur mettersele. Ma anche in questo caso c'erano problemi. Questo è l'argomento di cui vi dirò la prossima volta. Tra l'altro,ora, devo accennarvi a quel che accade al nostro importante SOSTENITORE Franco.Da imprecise notizie pare che sia caduto in mano ai PIRATI,quelli di cui tanto si parla in questi giorni.Uno potrbbe pensare che non sia vero,ma..perchè lui che è così allegramente logorroico, ora, invece, tace!?Naturalmente faremo subito le immediate ricerche. A presto. GBM
lunedì 1 marzo 2010
Inizia Marzo
La Campagna, quella di una volta, era piena di detti, modi di dire,proverbi, ricchissima,com'era,di tradizioni. Mi si è detto che,nella campagna di una volta, ogni giorno, diversamente dal precedente e da quello successivo, aveva il suo detto particolare, adatto alla giornata. Così oggi, com'è scritto nel "titolo",inizia Marzo.E voi ne siete stati attenti? Non ora, ma avete visto com'era la mattinata? C'è stato un sole splendido!!! Certo non ha resistito per tutta la giornata,e dopo mezzogiorno lentamente se ne è andato scomparendo entro le nuvole. Ma intanto c'è stato! E proprio come voleva la TRADIZIONE, così che le ragazze, quelle della CAMPAGNAPPENAIERI, quelle " bele burdele fresch'e campagnole " , o anche " romagnole " che dir si voglia, potessero andare nel posto più giusto del podere, sì da inchinarsi col loro deretano in vista, ben scoperto, che tanto allora le donne di campagna, anche se qualcuna l'avevano nel corredo, non le usavano quasi mai le mutande, e così urlavano tranquille al primo sole di Marzo " Cusm e' cul, e ne cusm'etar". Cuocimi il culo e non cuocermi altro, dicevano le belle ragazze, non tanto perchè volevano marito, che quello lo avrebbero prima o poi trovato, quanto perchè volevano rimanere bianche in viso, nel collo, nelle braccia, insomma così com'erano le schizzinose ragazze e signore del Paese, tutte candide con i loro cappellini che mutavano quando volevano. Anche le campagnole andavano nei campi con dei fazzolettoni e sopra,in più il cappellone di paglia, che a par loro le mussulmane parevano spoglie,in testa, ma,lavorando per ore, il sole le colpiva ugualmente,ora di fianco, da destra, davanti, da sinistra.
Le ragazze in campagna lavoravano sodo,per certi lavori come gli uomini. Ed allora,oltre alle preghiere di Marzo, ai fazzolettoni e ai cappelloni, bisognava anche andare nella farmacia del Paese, il giorno del Mercato, e,dopo aver venduto un bel po' di uova, si poteva comprare,che costava sempre molto, il Biancardi, che ungeva tantissimo e lasciava l'unto nelle lenzuola.
Favole della Tradizione, si potrebbe stoltamente pensare. Pura verità,invece! Quella bella crema ideate dal dattor Biancardi la si trova anche ora nelle farmacie e la vanno a comprare, come ho visto anch'io, le ragazze e le signore africane. GBM
Le ragazze in campagna lavoravano sodo,per certi lavori come gli uomini. Ed allora,oltre alle preghiere di Marzo, ai fazzolettoni e ai cappelloni, bisognava anche andare nella farmacia del Paese, il giorno del Mercato, e,dopo aver venduto un bel po' di uova, si poteva comprare,che costava sempre molto, il Biancardi, che ungeva tantissimo e lasciava l'unto nelle lenzuola.
Favole della Tradizione, si potrebbe stoltamente pensare. Pura verità,invece! Quella bella crema ideate dal dattor Biancardi la si trova anche ora nelle farmacie e la vanno a comprare, come ho visto anch'io, le ragazze e le signore africane. GBM
domenica 28 febbraio 2010
Tra Febbraio e Marzo
Cari Amici Blog !!! Avete fatto caso al tempo l'altro ieri, ch'era venerdì? Ci si era alzati la mattina che c'era un solicello che invogliava. E,così,si era andati girellando senza cappello, cappotto, ombrello, "sicuri agli altri ed a se stessi amici" come scrive Montale in una sua poesia. E così, sempre montalianamente, senza curare le ombre, in questo caso del cielo,quando era proprio mezzogiorno, pronti ad uscir fuori per tornare a casa , ci si è presi tutti uno squassone, sgrullone d'acqua e vento che, chi l'ha preso tutto si è poi dovuto cambiare le vesti infradiciate, asciugarsi i capelli col phon, e poi rifarsi almeno con una buona aspirina. Ed il Blog, da di qui, anche se un po' dispiaciuto, però in sordina a ridacchiare dicendo che lui lo aveva pur detto, che se lui dice e noi non lo badiamo, non lo leggiamo, una bella infreddata è il meno che ci può capitare...e via di questo passo. Infatti, amici!, ce lo aveva precisato che tra il 26,27,28, i giorni de " la canucera", il tempo uno scherzetto lo avrebbe fatto, e qualche scroscione violento ed improvviso era il meno che poteva succedere, se tutti almeno avessero avuto l'ombrello, che,se no, avrebbero imparato per una prossima volta!
Domani sarà già ora di pensare a Marzo, che anche a lui piacciono i dispetti, da fare agli altri, però.
Intanto, prima di chiudere, un bel BATTIMANI, da parte di tutti , al nuovo collaboratore CARLO Clari, giuntoci con qualche piccola incertezza, ma ora già entusiasta di noi. Tanto per informare l'altro CARLO, quello d'Ancona,inseritosi da tempo, e tutti gli altri nostri blogghisti, LUI è un entusiasta di libri vecchi,se non proprio antichi, capace di individuarne, nei validi mercatini, di rari e validissimi. Dunque -- Ben arrivato -- tra il resto del gruppo -blog G and G-. GBM
Domani sarà già ora di pensare a Marzo, che anche a lui piacciono i dispetti, da fare agli altri, però.
Intanto, prima di chiudere, un bel BATTIMANI, da parte di tutti , al nuovo collaboratore CARLO Clari, giuntoci con qualche piccola incertezza, ma ora già entusiasta di noi. Tanto per informare l'altro CARLO, quello d'Ancona,inseritosi da tempo, e tutti gli altri nostri blogghisti, LUI è un entusiasta di libri vecchi,se non proprio antichi, capace di individuarne, nei validi mercatini, di rari e validissimi. Dunque -- Ben arrivato -- tra il resto del gruppo -blog G and G-. GBM
giovedì 25 febbraio 2010
Alla fine di Febbraio
Ai contadini della Romagna di appena ieri succedeva che, ad un certo momento di Febbraio, finito il Carnevale con tutti i suoi diversi impegni, dopo, al Mercoledì era già Quaresima, con la Messa, le Ceneri, ed il giorno di astinenza e digiuno. Così per un po' di tempo non c'era niente da fare,né in casa,né fuori, se non restare nell'attesa che arrivasse la Primavera. Ed ecco che in quei momenti, dato che anche l'impegno in cucina era molto misero dovendo giustamente mangiare rispettando la Quaresima, per cui dopo la "clazion" si mangiava una sola volta al giorno, ci si preoccupava di attenersi ai vecchi detti voluti dalla tradizione, a cui, d'altra parte, si badava sempre con attenzione. Tra Febbraio e Marzo non ci sarebbe stato bisogno di guardare il Lunario, che come sarebbe stato il tempo lo raccontava la storia delle caprette. Ma prima, ancora a Febbraio, si doveva badare a " i dè dla canucèra", ch'erano però giorni imprecisati. Gli anziani, per farla breve, ai nipotini che glieli chiedevano, dicevano sempre ch'erano gli ultimi di Febbraio, ma che giorno, che ora fosse non lo sapevano, dal momento che poteva essere e il 26, come il 27 o il 28. E, con loro, non lo sapevano neanche gli studiosi, dal momento che, poi, si trattava solo di un'ora di questi tre imprecisi giorni, e solo in quella sarebbe comparsa la " canucera " che, con in mano la sua conocchia, avrebbe " scompigliato" qualche cosa, lì, nella campagna.Ma neppure in quale luogo preciso della campagna si poteva sapere dove non sarebbero stati, quell'anno, buoni i raccolti. Quindi si stava fermi nelle case, quei giorni, sperando che, in quell'ora imprecisa, tutto accadesse in un Podere lontano, magari di un altro Paese,o se mai si sperava succedesse nel Podere del vicino, quel vicino"sgoustous " e scorbutico , quello con cui si aveva - per forza- dovuto litigare per via di quel suo cagnaccio che infastidiva troppo le galline altrui.
Chi poi fosse la "canucera" ben lo dicono i folcloristi, grandi studiosi,che sanno tutto e, rifacendosi alla mitologia greca e romana, la identificano nella parca Atrope che, con la conocchia in mano, filava il filo della vita, fino a che, nell'impreciso attimo di un particolare giorno, il filo non si rompeva.
Chi poi fosse la "canucera" ben lo dicono i folcloristi, grandi studiosi,che sanno tutto e, rifacendosi alla mitologia greca e romana, la identificano nella parca Atrope che, con la conocchia in mano, filava il filo della vita, fino a che, nell'impreciso attimo di un particolare giorno, il filo non si rompeva.
SURTERSTIZIONI E ANTICHE USANZE.
Dato che Franco ha proposto come possibile argomento la superstizione , prendo l’iniziativa di avviare la discussione.
Un tempo, più di ora, sacro e profano convivevano e regolavano la vita affettiva e lavorativa di tante comunità, soprattutto quelle di campagna.
Nelle nostre cucine romagnole si trovava frequentemente il ferro di cavallo accanto alla palma pasquale, oppure la foto di Mazzini e Garibaldi vicino all’immagine di S. Antonio Abate.
Perciò, insieme al rito del rosario serale, si coltivavano anche antiche credenze che bene o male influenzavano la vita quotidiana.
Per esempio , allacciandomi all’ultimo argomento , il maiale, vi era l’usanza di non fare il pane nel giorno della sua uccisione perché non sarebbe lievitato, oppure non veniva ucciso nei giorni 13 e 17 e nemmeno nel primo quarto di luna perché le carni non si sarebbero conservate.
Ora che viene marzo, chi vuole, secondo una antica credenza, può propiziare la salute al marito tagliandogli una ciocca di capelli il primo venerdì del mese e conservandola per tutto l’anno.
Erano più che altro forme di scaramanzia , per propiziarsi la fortuna e scongiurare il malocchio degli invidiosi , un maleficio un tempo molto temuto.
Naturalmente a volte non funzionavano come ci si aspettava , come avvenne a quel contadino del forlivese che su pressione della moglie legò il resto bruciacchiato del ceppo natalizio alla prima vite del filare per scongiurare, diceva la superstizione , i campi dalla grandine.
Quell’anno fu terribile, cadde la grandine più volte rovinando tutto e il rito del ceppo non lo fece mai più.
Ora spero che continui Franco con le sue superstizioni marchigiane…….
Saluti. G.
Un tempo, più di ora, sacro e profano convivevano e regolavano la vita affettiva e lavorativa di tante comunità, soprattutto quelle di campagna.
Nelle nostre cucine romagnole si trovava frequentemente il ferro di cavallo accanto alla palma pasquale, oppure la foto di Mazzini e Garibaldi vicino all’immagine di S. Antonio Abate.
Perciò, insieme al rito del rosario serale, si coltivavano anche antiche credenze che bene o male influenzavano la vita quotidiana.
Per esempio , allacciandomi all’ultimo argomento , il maiale, vi era l’usanza di non fare il pane nel giorno della sua uccisione perché non sarebbe lievitato, oppure non veniva ucciso nei giorni 13 e 17 e nemmeno nel primo quarto di luna perché le carni non si sarebbero conservate.
Ora che viene marzo, chi vuole, secondo una antica credenza, può propiziare la salute al marito tagliandogli una ciocca di capelli il primo venerdì del mese e conservandola per tutto l’anno.
Erano più che altro forme di scaramanzia , per propiziarsi la fortuna e scongiurare il malocchio degli invidiosi , un maleficio un tempo molto temuto.
Naturalmente a volte non funzionavano come ci si aspettava , come avvenne a quel contadino del forlivese che su pressione della moglie legò il resto bruciacchiato del ceppo natalizio alla prima vite del filare per scongiurare, diceva la superstizione , i campi dalla grandine.
Quell’anno fu terribile, cadde la grandine più volte rovinando tutto e il rito del ceppo non lo fece mai più.
Ora spero che continui Franco con le sue superstizioni marchigiane…….
Saluti. G.
domenica 21 febbraio 2010
ANCORA SUL MAIALE
Veramente spassoso il poemetto raccontato da Franco , e abilissimi gli Osimani nell’aver vinta la battaglia e nell’aver saputo trarre così tanto beneficio nello scambio di prigionieri.
È vero, un tempo i maiali erano causa di denunce , vendette e ruberie perché erano allevati allo stato brado e se i porcari non erano attenti , potevano essere rubati oppure fare incursioni nei campi coltivati e scatenare vere e proprie faide tra paesi e comunità .
Anche nel nostro territorio di S. Mauro, il maiale è sempre stato presente , grazie all’esistenza di una selva che si estendeva per molti ettari fino al mare e che era ricca di querce e pascoli , luogo ideale e conveniente per l’allevamento brado.
Nelle nostre cronache si possono leggere antichi contratti fatti a questo scopo: già nel lontano 1443 un certo Sante di Donegaglia vende , a due allevatori di Giovedia, 100 porcellini da ingrasso che si era procurati a Fano . Al termine dell’allevamento avrebbero diviso 50 maiali a testa.
Più tardi le leggi diventarono più restrittive a causa dei conflitti causati appunto dai danni dei maiali selvatici e al riguardo avevo anche io alcune storie curiose ma ….adesso non le trovo.,.,.,!!
Comunque nei nostri statuti medievali si cerca almeno di regolamentarne l’allevamento in paese dove: “nessuno poteva tenere più di una scrofa e vi erano pene pecuniarie per chi lasciava liberi i maiali per le strade”.
Leggi certamente disattese se ancora alla fine del 1600 e nel 1780 un’ordinanza diceva: “che niuno possa tenere porci vagabondi per la città , né legati per strade o vicoli, ma chiusi nei porcili distanti
dalle vie ……Se qualche porco sarà trovato errante per la città, si avrà perduto e applicato a chi se lo piglierà”.
Bene o male, dunque , il maiale è sempre stata una presenza costante nelle nostre campagne : nella tenuta Torre , nella contabilità dell’anno 1890 , sono registrati 31 scrofe, 2 verri e 130 maiali da ingrasso. Dalle 31 scrofe ogni anno nascevano da 200 a 250 maialetti , parte allevati nella tenuta e parte venduti a tre- quattro mesi d’età.
Diceva Winston Churchill che “i cani si ritengono inferiori all’uomo, i gatti superiori , i maiali uguali”. Forse allora non sbaglia chi lo definisce “quasi un cristiano” come in questa storia sammaurese.:
“Alcuni amici erano andati in una osteria di montagna, dispersa tra i calanchi e appena entrati videro alzarsi da un angolo un bel maiale che aveva appena fatto la sua dormitina.
Guardè, guardè, l’a una gamba didrì ‘d’legn!
E rugèt eun fasend sal mèni di gran segn.
Quand ch’lavnèt e’ padroun a purtè e’ voin ,
la prima roba chi i’ dmandèt e fu dla gamba de’ bagoin,
e leu: ah, e nost Vreglio,l’è propri cmè un cris-cen,
ai vlem un ben ch’a staresmi sempra insèn,
in fameja ai sem tott acsè tachè,
ch’a se magnem un pez a la volta par faèl durè.”
Saluti e alla prossima…Giovanna.
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