Nelle famiglie contadine di una volta, il sale che si usava in cucina era solo quello grosso, cristallino, che si comprava nei sacchetti e si conservava nel “salarùl” ,il salarino, cioè la cassetta del sale.
Le più erano quadrate, sui 20 cm di lato , con sopra un coperchio con un foro nel mezzo per infilarci un cordino che serviva per sollevarlo.
Di solito il salarino era attaccato al muro con un grosso chiodo,ed era situato quasi sempre vicino al camino e al tagliere, per la comodità di poter prendere il sale quando serviva.
Per alcuni usi, quando occorreva sale più fino, l’arzdòra, cioè la massaia, schiacciava il sale grosso premendoci sopra con una bottiglia di vetro , avanti e indietro, finchè era fino abbastanza, oppure usava il matterello con lo stesso procedimento.
Nella tradizione contadina di un tempo era considerata una disgrazia versare il sale per disattenzione, mentre invece portare indosso in un sacchettino qualche grano di sale insieme a un pizzico di lievito teneva lontane le streghe e il malocchio.
Legato al sale c’era una volta il detto :” L’è andèda a vdòi du che sta e’ salarùl” (è andata a vedere dove sta il salarino), riferito alla prima visita che una ragazza faceva a casa del fidanzato , riferito al fatto che si recava in cucina, regno della futura suocera, e anima della casa di campagna.






