mercoledì 14 aprile 2010

La vecchia casa colonica del podere Selva.


Una delle pochissime case coloniche della Tenuta Torlonia ancora allo stato originale.

4 commenti:

  1. La foto del podere Selva, una tra le ultime ancora allo stato originale della Tenuta Torlonia che la Giovanna ha inserito nel blog é veramente bella; ma é vero che le tre piccole finestre sovrastanti il tetto del porticato avevano un'importanza strategica nel senso che attraverso di esse si poteva ben osservare se quacuno ti fregava qualcosa nel campo? Forse era facile vedere ma non essere visti.
    Vorrei raccontare ancora qualcosa sulle superstizioni-tradizioni della campagna marchigiana e stavolta parlerò dell'AGLIO,assai ricco di significati e superstizioni. Ancora oggi, non credo più nella campagna, si rinnovano riti in uso fin dal '600 come quelli della notte di San Giovanni, quando si espongono fuori della porta di casa trecce d'aglio e una scopa di saggina per tenere lontano i malefici delle streghe. Contro il malocchio, in alcune località del Montefeltro, forse dopo il discutibile referendum oggi Romagna,il 23 Giugno, vigilia di San Giovanni, si mettono a macerare nell'acqua alcuni spicchi d'aglio assieme a delle molliche di pane. Il contenuto si versa in una bottiglia che nella notte, dopo averci fatto dei segni di croce si espone al"lume di luna".
    L'aglio é molto presente anche nella medicina popolare marchigiana: ai bambini, come vermifugo, veniva fatto mangiare un soffritto di aglio e ruta.Ho il vivissimo ricordo di quando, era da poco che lavoravo all'Ospedale di Savignano, mi portarono d'urgenza un bambino in stato convulsivo che puzzava terribilmente d'aglio dalla bocca.Questo bulbo é ritenuto un rimedio insostituibile nella cura dei "geloni" (eritema pernio)di cui tutti, più o meno abbiamo sofferto da bambini, e un buon antidoto contro la puntura d'insetti.Nella cucina marchigiana l'aglio domina sovrano, utilizzato un pò dappertutto, come il prezzemolo. Secondo la tradizione va piantato il 25 dicembre." Chi vole ll'aju grossu, de Natà scia rpostu".

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  2. Si, Franco questa è veramente una casa molto bella e antica e qui è nato mio padre nel 1930.
    Le finestre tagliate dal portico non sono uno sbaglio del capomastro, ma erano volute, per dare modo al contadino di poter sorvegliare i lavori che avvenivano sotto il portico , nell'aia e nei campi.
    Ma voglio tornare più avanti sulle case di tipo "riminese cesenate "della nostra zona e descriverne le particolarità.
    Sempre interessanti,invece le tradizioni superstiziose dei nostri vecchi, che spesso magari esistono ancora...
    Un saluto.
    G.

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  3. CIPOLLA
    Anche la cipolla trova posto nella tradizione folkloristica marchigiana.Ad essa sono legate varie forme di superstizione; sognarla é preannuncio di notizie e fatti piccanti; quando si trova una cipolla coperta da otto veli, si prevede un'invernata freddissima.Secondo la medicina popolare le cipolle sarebbero un rimedio efficace per curare tosse,raffreddori, reumatismi.

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  4. Con alcune note "formaggesche" volevo chiudere il discorso su superstizioni-tradizioni delle Marche. Anche al formaggio, (cacio in osimano), cibo molto importante nell'alimentazione dell'entroterra marchigiano, sono legate diverse usanze, leggende, superstizioni.Nel Vissano per la "Festa della cagliata" é tradizione scambiarsi doni, in particolare formaggi freschi, e una tradizione pastorale vuole che quando si regala una ricotta il piatto debba essere restituito non lavato, altrimenti le pecore perderebbero il latte.
    Al formaggio pecorino é legata la leggenda de "il ponte del Diavolo", secondo la quale si racconta che un certo Mastro Bentivegna, pur di edificare un ponte in un luogo inaccessibile, servendosi del Libro del Comando avuto da una strega, baratta col Diavolo la realizzazione del ponte con l'anima di chi per primo lo avrebbe attraversato. Il Diavolo costruisce il ponte in una notte ed ecco subito San Nicola con un cagnolino a benedirlo.Estratta dalla tonaca una forma di formaggio, la fa ruzzolare sul ponte: il cane la insegue e il Diavolo beffato, sparisce in una gran fiammata. Da questa leggenda nasce, secondo la tradizione, il gioco della "ruzzola", un tempo molto diffusa anche dalle mie parti, nelle colline osimane. Consisteva nell'avvolgere una corda attorno ad una forma di pecorino ben stagionato e di lanciarla e farla rotolare sulla strada, vinceva chi arrivava più lontano e si portava a casa, ovviamente, anche il formaggio!

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