domenica 21 febbraio 2010

ANCORA SUL MAIALE


Veramente spassoso il poemetto raccontato da Franco , e abilissimi gli Osimani nell’aver vinta la battaglia e nell’aver saputo trarre così tanto beneficio nello scambio di prigionieri.
È vero, un tempo i maiali erano causa di denunce , vendette e ruberie perché erano allevati allo stato brado e se i porcari non erano attenti , potevano essere rubati oppure fare incursioni nei campi coltivati e scatenare vere e proprie faide tra paesi e comunità .
Anche nel nostro territorio di S. Mauro, il maiale è sempre stato presente , grazie all’esistenza di una selva che si estendeva per molti ettari fino al mare e che era ricca di querce e pascoli , luogo ideale e conveniente per l’allevamento brado.
Nelle nostre cronache si possono leggere antichi contratti fatti a questo scopo: già nel lontano 1443 un certo Sante di Donegaglia vende , a due allevatori di Giovedia, 100 porcellini da ingrasso che si era procurati a Fano . Al termine dell’allevamento avrebbero diviso 50 maiali a testa.
Più tardi le leggi diventarono più restrittive a causa dei conflitti causati appunto dai danni dei maiali selvatici e al riguardo avevo anche io alcune storie curiose ma ….adesso non le trovo.,.,.,!!
Comunque nei nostri statuti medievali si cerca almeno di regolamentarne l’allevamento in paese dove: “nessuno poteva tenere più di una scrofa e vi erano pene pecuniarie per chi lasciava liberi i maiali per le strade”.
Leggi certamente disattese se ancora alla fine del 1600 e nel 1780 un’ordinanza diceva: “che niuno possa tenere porci vagabondi per la città , né legati per strade o vicoli, ma chiusi nei porcili distanti
dalle vie ……Se qualche porco sarà trovato errante per la città, si avrà perduto e applicato a chi se lo piglierà”.
Bene o male, dunque , il maiale è sempre stata una presenza costante nelle nostre campagne : nella tenuta Torre , nella contabilità dell’anno 1890 , sono registrati 31 scrofe, 2 verri e 130 maiali da ingrasso. Dalle 31 scrofe ogni anno nascevano da 200 a 250 maialetti , parte allevati nella tenuta e parte venduti a tre- quattro mesi d’età.
Diceva Winston Churchill che “i cani si ritengono inferiori all’uomo, i gatti superiori , i maiali uguali”. Forse allora non sbaglia chi lo definisce “quasi un cristiano” come in questa storia sammaurese.:
“Alcuni amici erano andati in una osteria di montagna, dispersa tra i calanchi e appena entrati videro alzarsi da un angolo un bel maiale che aveva appena fatto la sua dormitina.
Guardè, guardè, l’a una gamba didrì ‘d’legn!
E rugèt eun fasend sal mèni di gran segn.
Quand ch’lavnèt e’ padroun a purtè e’ voin ,
la prima roba chi i’ dmandèt e fu dla gamba de’ bagoin,
e leu: ah, e nost Vreglio,l’è propri cmè un cris-cen,
ai vlem un ben ch’a staresmi sempra insèn,
in fameja ai sem tott acsè tachè,
ch’a se magnem un pez a la volta par faèl durè.”
Saluti e alla prossima…Giovanna.

7 commenti:

  1. Scrive Olindo Guerrini in una cartolina inviata, da uno dei suoi tanti viaggi, al nipote Paolo:
    Oggi lungo la via dicevo spesso:
    "Ma ce cosa é successo?
    Son lo Stecchetti ce fu già di moda
    O la Troia macoda?"
    Infatti di uno che é sempre in giro si suol dire: L'é sempar in zir coma la troia macoda: é sempre in giro come la scrofa senza coda; oppure: La Troi macoda la faseva zent meia a l'ora, la scofa senza coda percorreva cento miglia l'ora. La troia a cui si tagliava la coda, infatti, girava velocemente attorno a se stessa, poi scappava a grande velocità. Macoda da "macaudus" (mancus cauda). Non so più nulla sui...baghini!

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  2. Ho commesso una valanga di errori ortografici, ne chiedo venia. Franco

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  3. Salve a tutti, contribuisco con qualche notizia ci carattere storico...
    In epoca romana nelle grandi abbuffate dei signori del tempo, uno dei piatti di maggior successo, sembra che fosse: il “Porcus Troianus” un maiale farcito con volatili, selvaggina e carni diverse, cotto arrosto.
    Veniva portato a tavola con ricercata solennità e tra gli applausi e sospiri di meraviglia se ne faceva uscire il contenuto, ricordando i guerrieri Achei, mentre uscivano dal cavallo di Troia (da qui il nome).
    Il Maiale, è un mito, il cui nome ha un’antica nobiltà, deriva dal latino “maialis”, perchè era l’animale sacrificato a Maia, la dea che rappresentava la vita e il risveglio della primavera ed è per questo che alle calende di maggio, gli antichi romani sacrificavano a lei una scrofa gravida.
    Era usuale di quei tempi sacrificare un maiale agli dei in occasioni di trattati di pace, accordi, cerimonie religiose……il maiale veniva poi arrostito e mangiato, per meglio comunicare con le divinità e suscitare la loro benevolenza.
    Il coinvolgimento del maiale nelle vicende umane ha dunque origini molto remote.
    Nell’antico Egitto una scrofa che divorava i suoi piccoli era il simbolo della dea del cielo Nut, i cui figli, le stelle, scomparivano al mattino per rinascere alla sera.
    Simbolo di fertilità e buon auspicio è pure un’antica raffigurazione, che mostra una scrofa che allatta 13 porcellini.
    Nell’Odissea, il poema omerico che narra in versi il contrastato ritorno di Ulisse (Odisseo) nella sua Itaca, ad un certo punto i suoi uomini vengono tramutati in maiali dalla bella maga Circe, che di lui si era invaghita e lo voleva trattenere presso di sè.
    Sarà una scrofa bianca che, dando alla luce trenta porcellini, indicherà ai Troiani scampati alla distruzione della loro città, gli anni che dovranno attendere prima di fondare la città di Alba Longa, dove poi nasceranno Remo e Romolo, quest’ultimo fondatore della città di Roma.
    La morale cristiana vide nel maiale una allegoria della debolezza umana, della schiavitù, della passione e della lussuria.
    Ed è per tale considerazione che è stato accostato a Sant’Antonio il maiale, inteso come male, come tentazioni che vengono vinte dal Santo nel suo eremitaggio.
    Mentre proprio la raffigurazione del maiale docile rappresentava la forza del Santo sul male,
    tuttavia l’interpretazione popolare andò verso un’altra interpretazione: Sant’Antonio protettore di tutti gli animali.Sulle porte di ogni stalla e porcile venne messa così un’immagine del maiale accanto all’abate.

    Aggiungo una simpatica poesia sul maiale...

    Sono stufo, sono offeso
    mi fanno prender peso,
    mi metton sotto sale
    poi mi chiamano "Maiale".

    Di me si raccontan assurdità
    e la prima è questa qua;
    che io son un tipo sporco
    e perciò mi dicon "Porco"!
    Non voglio venire allevato
    per poi essere ingiuriato.

    Adesso intendo scioperare
    non starò certo a guardare.
    Io protesto e sopratutto,
    mai più farò il prosciutto.

    Buon proseguimento...
    MB

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  4. IL TESTAMENTO DEL MAIALE
    Io peccatore e lurido maiale,
    devo morire perchè é carnevale,
    ma prima che sia morto e scenda all'orco,
    sentite che vi dice questo porco.
    Al Sindaco, che conoscete tutti,
    lascio i miei buonissimi prosciutti
    perchè per tutto l'anno, inverno ed estate,
    si faccia le sue solite abbuffate.
    Poi lascio al Segretario Comunale
    il mio grunante grifo di maiale,
    perchè lo ficchi sempre dappertutto
    e s'ingozzi e non resti a becco asciutto.
    Lascio il mio fiele al medico condotto,
    perchè ci faccia un utile decotto,
    da dare con cura ai suoi malati
    finchè alla fine non li avrà spacciati.
    Al parroco lascio la ventresca,
    che gli ricordi la sua bella tresca
    con la moglie del povero speziale,
    al quale lascio in dote un bel guanciale,
    su cui possa dormire sonni tranquilli
    senza mettersi in testa certi grilli.
    Infine lascio il resto del mio corpo
    a chi gradisce e apprezza questo porco,
    che fra salsicce,sfrizzoli e prosciutto
    non se ne spreca niente, é buono tutto!
    Così vi farò peccar di gola
    anche da morto, basta la parola.
    Fra saqlsicce, salami e bei prosciutti
    uno per uno vi accontento tutti.

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  5. IL MAIALE E' UNO DEGLI ANIMALI PIU' INTELLIGENTI, UMILI E MERAVIGLIOSI CHE CI SIANO, PERCIO' SMETTETELA DI PARLAR DI LUI IN QUESTI TERMINI..AVETE ROTTO

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  6. Ma va a cagher anonimo

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